giovedì 1 settembre 2016

Il Piede ''L'Arco Mediale cinetico"

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Studio Phisiofit Latina
Prof. Ciro Abbruzzese
Pt Simona Spagni
Il piede é un "organo sensoriale" con un alto grado di specializzazione, raccoglie continue informazioni propriocettive, tattili e cinestetiche.

Per questo motivo è di fondamentale importanza conoscere e valutare i nostri appoggi plantari che spesso risentono di errate distribuzioni del carico sia in statica che in dinamica, a causa di problemi posturali di varia natura o vizi morfologici degli arti inferiori. Ciò comporta un "adattamento" per ridurre il dolore o per supplire ad una funzionalità inefficiente.
La costruzione di un corpo in equilibrio nella vita quotidiana e nell'esecuzione di un qualsiasi gesto atletico deve perciò avvenire"dal basso", dalle sue fondamenta.

domenica 24 luglio 2016

Rieducazione neuro-motoria

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Studio Phisiofit Latina
Prof. Ciro Abbruzzese
Pt Simona Spagni
Utilizzo delle bande elastiche.

L'allenamento preventivo, rieducativo motorio e sportivo può aumentare di intensità attraverso l'utilizzo di bande elastiche fondamentali nella creazione di una condizione metabolica ottimale per le fibre muscolari fasiche di tipo 2a-2b.
Il loro reclutamento aumenta attraverso movimenti funzionali dinamici esplosivo balistici.
Possiamo utilizzare due metodiche:
A) controresistenza nel gesto d'esecuzione
É una contrazione lenta con un tempo di esecuzione di 5"-0-5", ottimale per recuperare il tono e l'elasticità dei muscoli e per ristabilire il gioco tra muscoli agonisti/antagonisti, guadagnare stabilità e fisiologia articolare.
B) contrazione isometrica
É una contrazione statica, nella quale il muscolo sviluppa tensione (resistenza), porta ad un accorciamento delle fibre ma non si verifica alcun inserimento di leva.

venerdì 26 febbraio 2016

Lavoro di schiena

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Ottimo lavoro isometrico per alcuni secondi nella massima fase di contrazione, portando sempre all'esaurimento ogni serie (peak comtration).


martedì 16 febbraio 2016

MONOTEMATICO BIOMECCANICA DELLA SPALLA

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Una giornata dedicata alla prevenzione e alla risoluzione dei problemi legati al cingolo scapolare, con utili spunti pratici d'allenamento.
Aperto a tutti, addetti ai lavori e semplici frequentatori di palestre perché la conoscenza non è mai abbastanza. 




















Vi aspettiamo sabato 27 Febbraio dalle ore 10.00 alle ore 13.00 / 14.00 -17.00 presso lo Studio Phisiofit Latina di via San Carlo da Sezze 182. 
Costo euro 40,00
per info e prenotazioni 3293547176 e-mail: ciro.abbruzzesephisiofit@gmail.com

domenica 10 gennaio 2016

MAL DI SCHIENA COMBATTERLO DEFINITIVAMENTE CON IL MOVIMENTO?

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COSA BISOGNA SAPERE?


Almeno una volta nella vita abbiamo sofferto di mal di schiena, molto spesso ricorrendo alla assunzione di antidolorifici  senza però approfondire le reali cause di questo disturbo, o peggio ancora abbiamo imparato a conviverci credendo che non ci sia nulla da fare o, se avanti con gli anni, che sia conseguenza dell’inevitabile processo di invecchiamento.





In realtà spesso le cause di questo fastidioso disturbo risiedono in un errato stile di vita, spesso sedentaria.



COME FUNZIONA LA NOSTRA SCHIENA?

La nostra schiena è formata dalla spina dorsale, il principale sostegno del nostro corpo.


I costituenti fondamentali della colonna vertebrale sono le vertebre, posizionate l’una sull’altra con varie caratteristiche, che insieme al nostro sistema di sostegno disco intervertebrale, nucleo polposo, legamenti e muscoli ci permettono costantemente di avere stabilità, mobilità e distribuzione corretta dei carchi sul tratto lombare in ogni posizione statica, dinamica da noi assunta.


Questo sistema è chiamato tonico posturale, funziona in maniera autonoma e dipendente dalle informazioni sensitive (tattili, podalica, visive, vestibolare e mandibolare).

Tutto ciò informa costantemente la nostra posizione nello spazio, attivando così gruppi muscolari di sostegno.


MA PERCHE’ HO SEMPRE IL MAL SCHIENA?

Le cause sono tantissime, basta avere un difetto visivo, uditivo, un piede piatto per avere una compromissione d’informazione sensoriale su tutto il sistema muscolare, con conseguenze di squilibri, compressioni e dolori.

Quindi quando s’instaura questo circuito d’inattività seguito da difetti strutturali con posture scorrette insorge il  temuto dolore.








COSA BISOGNA FARE?

Allora, per interrompere questo meccanismo doloroso e di ricadute talvolta invalidante, e riportare il corpo meccanicamente in equilibrio, è necessario intervenire con esercizi posturali rieducativi propriocettivi, volti a riprogrammare il sistema sensoriale e muscolare.



Ripeto, se non stimoliamo costantemente un paio di volte a settimana il sistema sensoriale e la muscolatura tonico posturale non garantiamo bene gli automatismi di sostegno, compromettendo sempre di più la funzione motoria di tutto il corpo.

 


DOVE POSSO TROVARE QUESTO TIPO DI ATTIVITA’?

Presso il nostro studio, troverai un servizio qualitativo e personalizzato nel campo rieducativo posturale e funzionale propriocettivo con metodica J. R. Bourdiol – G. Bortolin, specializzata nel recupero funzionale con il pieno recupero degli automatismi funzionali di tutte le catene muscolari in statica e dinamica.


Il corretto movimento dunque é una straordinaria arma per prevenire e allontanare tutte le patologie cronico-degenerative causate da errate abitudini di vita e dall'inevitabile scorrere del tempo.


Da noi puoi trovare la giusta soluzione al tuo problema, non esitare a contattarci, siamo a disposizione per qualsiasi ulteriore informazione.



Studio Phisiofit Latina Via San Carlo da Sezze 182   Prof. Ciro Abbruzzese 329-3547176,

Pt. Simona Spagni 349-5760779

e-mail: ciro.abbruzzesephisiofit@gmail.com   /  spagnisimona@gmail.com


mercoledì 23 dicembre 2015

VERI ATTIVATORI MUSCOLARI

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COSA BISOGNA SAPERE?


Il movimento nell'ambito neuro funzionale è lo studio di tutti gli atti motori che l'essere umano può svolgere nella sua sfera vitale.

L'uomo possiede tre sistemi muscolari ben distinti, che rispondono a differenti tipi di lavoro, diverse caratteristiche Metaboliche.


Ogni nervo è vettore di impulsi di senso di diversa natura, questa eterogeneità esiste anche a livello motorio, infatti ogni muscolo riceve stimoli multipli che provengono da diverse zone encefaliche.

QUALI SONO I TRE SISTEMI MUSCOLARI?


Secondo i presupposti funzionali il sistema muscolare, si divide in muscoli cinetici, muscoli emozionali e tonico-posturali con diversa localizzazione cerebrale.

I muscoli sono costituiti da molteplici fibre muscolari organizzate in unità motorie, ogni unità comprende il neurone motorio più tutte le fibre muscolari innervate da quest'ultimo.

La gran parte dei muscoli sono formate da tre diversi tipi di unità motorie frammentate fra loro, quindi la massima velocità di contrazione, la forza del grado di affaticamento di un singolo muscolo, dipende dal tipo di fibre che sono presenti nel muscolo e dalla qualità dello stimolo.




QUALI SONO I VERI ATTIVATORI DEI MUSCOLARI?


I veri attivatori muscolari sono i recettori sensitivi cutanei presenti nella pelle negli strati superficiali con un numero e forma variabile.

Mi soffermerei sui recettori di Meissner a livello plantare, meccanorecettori formati da terminazioni nervose incapsulate situati negli strati superficiali della cute, costituiti da un rivestimento connettivale al cui interno si trovano cellule epiteliali avvolte da terminazioni afferente (si adattano ad un rapido stimolo di 50Hz).

Ad ogni stimolo esterno (esterocettivo), unito al sistema recettoriali propriocettivo (fusi neuro muscolari, organi dei Golgi neuro tendinei e Kinestesici articolari) attiva così tutto il sistema muscolare, antigravitazionale e cinetico.



QUESTI RECETTORI DIFFERENZIANO ANCHE L’ATTIVAZIONE DELLE FIBRE?



Si, in base alla qualità dello stimolo dato, così si attivano i motoneuroni gamma o alfa, quindi segue la contrazione di fibre intrafusali, o extrafusali. 

Tutto ciò determina la funzione del muscolo, il tipo di fibra, il metabolismo, la velocità d'azione e la resistenza alla fatica.

Concludendo, più stimolo diamo ai recettori, più riceviamo una risposta motoria veloce, forte e potente.

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giovedì 17 dicembre 2015

AUMENTA LA QUALITÀ DEL TUO ALLENAMENTO

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Cosa bisogna sapere?


È fondamentale sapere che in assenza di requisiti fisici come, stabilità e sensorialità, le ripetizioni e gesti sportivi ripetuti per lunghi tempi con un’intensità medio-alta, possano determinare un’azione meccanico-traumatica sulla struttura muscolo-scheletrica, contratture e instabilità continue.




Come si aumenta la qualità?

La qualità si aumenta pianificando tutti gli obiettivi, alternando periodi di carico e scarico senza mai tralasciare l’intensità, frequenza, recupero, stabilizzazione e sensorialità.

Quindi un lavoro di stabilizzazione deve essere l’obiettivo prioritario?
Ti spiego, un buon lavoro di stabilizzazione aumenta la propriocettività dei meccanorecettori muscolari, articolari e tendinei, captando così l’articolazione in ogni suo movimento fisiologico volontario e automatico.


Ricordo inoltre che ogni nostro gesto è il risultato di leve meccaniche, avente un fulcro articolare, potenza muscolare e resistenza da spostare.

Tutto ciò contribuisce ad un aumento di stabilità del fulcro, seguito da un minor dispendio energetico, con l’incremento di forza e potenza.



Qual è il momento più adatto per inserire gli esercizi di stabilità in un allenamento?


L’inserimento dipende dall’obiettivo che si vuole raggiungere.
Gli esercizi possono essere programmati per attivare la funzione muscolare, rieducare un segmento muscolo-articolare post dolore o trauma, alzare l’intensità della seduta, oppure enfatizzare le capacità di rapidità, resistenza, forza e potenza.

Contatti:
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Pt. Simona Spagni 349-5760779 e-mail: spagnisimona@gmail.com








domenica 13 dicembre 2015

PROGRAMMARE UN LAVORO SENSORIALE PER I NOSTRI PIEDI..

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Conosciamo i nostri piedi?

L’importanza del piede come base d’appoggio del nostro organismo non va certo dimostrata. Ciò che è invece necessario approfondire la conoscenza del piede come recettore informatore posturale e come pompa venosa e linfatica.






Qual è la sua funzione?

La complessità anatomo-funzionale permette al piede di orientarsi nei diversi piani per presentare sempre un corretto appoggio al suolo, modificare la curvatura delle volte per potersi adattare alle diverse caratteristiche del terreno e creare inoltre tra il piano d’appoggio e la gamba un sistema di ammortizzazione.

Qual è l’allenamento da fare?

L’allenamento è basato su esercizi svolti con pedane instabili attivando la sensorialità delle terminazioni nervose, facendo del piede un informatore del sistema nervoso principalmente al livello della cute, dei tendini, articolazioni e muscoli.


Quindi un’arma preventiva per gli infortuni?

Si, questo tipo di stimolo associate a quelle provenienti da altre fonti quali occhi, labirinto, mandibola, il sistema nervoso formulerà costantemente risposte motorie neuromuscolari per il sistema involontario tonico-posturale, pilastro di tutte le attività cinetiche.

Deve diventare un vero obiettivo dell’allenamento?

L’allenamento sensoriale deve diventare un obiettivo fondamentale nella programmazione dell’allenamento.



Prof. Ciro Abbruzzese


giovedì 10 dicembre 2015

LA BIOMECCANICA MUSCOLARE NELLA DEAMBULAZIONE

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La deambulazione sono successioni di movimenti ritmici alternati degli arti inferiori, bacino, tronco, arti superiori e capo che, determinano uno spostamento in avanti del centro di gravità, producendo così una serie di rototraslazioni di tutti i segmenti articolari interessati, per la progressione del corpo in avanti.
Non esiste volontarietà del gesto nel cammino, solo nel suo avvio, o nelle decisioni di cambio percorso o nell'arrestarsi.
Tutti i movimenti sono automatici con controllo cerebellare.


COSA VALUTIAMO NEL CICLO DEL CAMMINO?
Fase d'appoggio, fase di oscillazione, fase di sospensione

COSA VALUTIAMO DELL'APPOGGIO PLANTARE?
Fase di progressione del passo, il passo, il semi passo, l'angolo del passo, larghezza del passo.

LA BIOMECCANICA MUSCOLARE IN CHE FASE VA VALUTATA?
Nella fase di propulsione, spinta e arresto.

QUAL E' L'INTERVENTO MUSCOLARE DURANTE IL PASSO?

FASE A) CONTATTO CON IL TALLONE (quadricipite, ischiocruali, gran gluteo, ileopsoas controlaterale)

FASE B) CONTATTO PIANO D'APPOGGIO (flessori plantari, gastrocnemio, medio-piccolo gluteo, tensore della fascia lata)

FASE C) DISTACCO CON IL TALLONE (gran gluteo, flessori plantari, tibiale anteriore)

FASE D) SPINTA (muscoli intrinseci tibio-tarsici, quadricipite, ischiocruali, adduttori)

FASE 1°) OSCILLAZIONE (ileopsoas, sartorio, gracile)

FASE 2°) OSCILLAZIONE (flessori dorsali, ischiocruali, gran gluteo)

Prof. Ciro Abbruzzese

domenica 4 gennaio 2015

Risposte compensatorie "feed-back" neuro motorio in un atleta

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Le risposte compensatorie vengono erogate da stimoli sensoriali a seguito della perdita d'equilibrio. Sono strettamente rapide ed hanno una organizzazione spazio-temporale relativamente stereotipate.
Se il sistema non fornisce una risposta adeguata vengono compiuti ulteriori aggiustamenti per evitare di cadere. Anche questi aggiustamenti vengono perfezionati dall'esercizio e dall'apprendimento e richiedono un notevole grado di precisione. Il sistema nervoso centrale (SNC) concorre in maniera inscindibile nel processare, modulare, le informazioni periferiche e determinare le uscite, in particolare:
- corteccia cerebrale
-sistema sottocorticale (vie extrapiramidale)
-cervelletto (archi cervelletto)
Ricordo che l'equilibrio è una attività non cosciente che permette una perfetta coordinazione motoria nel compiere, con armonia e adeguata misura, movimenti complessi che implicano la contrazione simultanea e sincrona di diversi gruppi muscolari ad azione agonista, antagonista e sinergica, in perfetta armonia con la forza di gravità. L'organo fondamentale dell'equilibrio è il VESTIBOLO (canali semicircolari, organi otolitici) capace di percepire tutte le accelerazioni lineari e rotatorie, controllando la posizione della testa degli arti durante i movimenti del corpo o in base d'appoggio.
La combinazione di riflessi vestibolari, retina periferica, muscoli del collo, riflesso vestibolo-oculomotore, assicura percezione e risposta motoria in qualsiasi condizione.
Proposta pratica:
Prof. Ciro Abbruzzese

lunedì 29 dicembre 2014

Conosciamo i nostri piedi in statica e dinamica...

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Nella pratica sportiva generalmente il piede è la parte più sovraccaricata e soggetta a notevole stress, che può comunque essere notevolmente ridotto correggendo e rieducando la sensorialità e propriocettività dell'appoggio evitando molte sollecitazioni dannose per il piede ed il resto del corpo. Non sempre il piede appoggia in maniera corretta, secondo la conformazione plantare, vi può essere un appoggio anomalo che carica eccessivamente  l'interno e l'esterno.
 Il piede anatomicamente è un organo molto strutturato, caratteristico della specie umana, la sua funzione statica e dinamica lo rende ancora più complesso. L'architettura podalica comprende tre archi e tre zone d'appoggio principale, il bordo esterno presenta una banda continua in contatto col suolo, mentre invece il bordo interno manca di un appoggio centrale. L'altezza della volta plantare è variabile da un soggetto all'altro in base alla propria morfologia, la sommità della volta resiste a grandi forze di compressioni e sforzi di trazione con i legamenti plantari.
Fisiologicamente il piede in dinamica appoggia: inizialmente sulla parte esterna del tallone, successivamente, con movimento rotatorio scarica il peso verso la punta, inclinandosi appoggia l'arco plantare. Tutto questo aiuta a sensibilizzare l'impatto con il terreno.
La valutazione di un soggetto si può fare in due modi molto semplici:

a- osservando l'intersuola della scarpa, se i talloni convergono verso il basso e sono deformati nella parte interna siamo in presenza di un appoggio iperpronato.
b- se invece le suole presentano un'usura forte nella parte esterna l'appoggio è in supinazione.

Proposta pratica per la stabilizzazione caviglia-ginocchio-anca



















Prof. Ciro Abbruzzese
 

martedì 23 dicembre 2014

AUGURI A TUTTI

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AUGURI A TUTTI,
a chi mangerà il petto di pollo alla griglia e a chi il panettone, a chi andrà comunque ad allenarsi e a chi si riposerà passeggiando per le strade illuminate...LIBERTA'...

passate questi giorni come meglio credete senza giudicare chi non la pensa come voi, non è una gara è una FESTA e il più "virtuoso" non vince nulla...

BUON NATALE !!!

Studio Phisiofit Latina
pt Simona Spagni
Prof. Ciro Abbruzzese

lunedì 22 dicembre 2014

Uno spunto di riflessione... tra apparenza e sostanza

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L'immagine in ogni professione a diretto contatto con i clienti rappresenta un ottimo biglietto da visita e ciò vale anche per il personale trainer.
Appare infatti evidente che nella scelta del professionista del fitness dal quale vogliamo essere seguiti e supportati nel nostro percorso di benessere un ruolo importante lo rivesta anche il suo aspetto esteriore a testimonianza di uno stile di vita sano e sportivo.
Dietro tutto ciò deve però esserci anche molto altro, non si può ricondurre tutto alla sola apparenza come purtroppo spesso accade. Un istruttore può essere un ottimo insegnante pur con qualche chilo in più e affermazioni che esaltino la sola fisicità oltre che non condivisibili, sono esternamente dannose per tutti. Non dimentichiamo infatti che fitness e salute sono strettamente correlati e allenamenti errati possono provocare danni anche seri soprattutto in presenza di patologie e disequilibri scheletro-muscolari.

Un buon personale trainer, oltre che "fisicato" deve formarsi correttamente, aggiornarsi costantemente ed avere un atteggiamento professionale ed eticamente corretto, conoscere i propri limiti e studiare per superarli, e sapersi anche tirare indietro in presenza di casi che non è oggettivamente in grado di trattare perchè privo delle specifiche conoscenze o perchè di competenza di altro professionista.
Solo in quest'ottica si può veramente offrire ai nostri clienti un servizio sempre più qualificato che ha come principale obiettivo il benessere della persona a 360°.

p.t. Simona Spagni
Prof. Ciro Abbruzzese

giovedì 11 dicembre 2014

Le scapole alate dei giovani "Leptosomi"

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Nei giovani "Leptosomi" soprattutto in età evolutiva della crescita 12/14 anni, data la crisi puberale pre-adolescenziale a cui si associa un notevolissimo momento strutturale osteo-articolare (proceritas secunda) le scapole rappresentano il più diffuso dei paramorfismi del rachide potendosi presentare distaccate e lateralizzate. Tutto ciò comporta un dorso ampio e piatto, associato ai pettorali addotti dall'omero per effetto della biarticolarità.

 Da ciò deriva una notevole ipotonicità dei muscoli fissatori scapolari (Gran dentato. romboide minore e maggiore, elevatore scapolare).Questo paramorfismo determina un'instabilità a tutto il complesso scapolare articolare, provocando cosi una perdita di controllo della posizione della testa omerale in rapporto alla cavità glenoidale durante la mobilità attiva.
Appare dunque di fondamentale importanza per la stabilità prossimale dell'arto superiore che le scapole siano corrette e simmetriche.




Proposta pratica: Prof. Ciro Abbruzzese

martedì 2 dicembre 2014

Sovraccarico Meccanico del gomito "Epicondilite"

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L'Epicondilite è la presenza di un dolore acuto ed intenso nella regione esterna del gomito infiammando il tendine dell'inserzione ossea "epicondilo omerale". Su tale sporgenza ossea ci sono i tendini dei muscoli epicondiloidei:
- estensore comune delle dita
- estensore radiale lungo del carpo
- estensore radiale breve del carpo
- estensore ulnare del carpo

L'epicondilite non è una patologia solo per gli sportivi, ma per tutti coloro che sottopongono il gomito a sollecitazioni eccessive e ripetitive nel gesto d'estensione (avambraccio - polso) sovraccaricando cosi il tendine del muscolo estensore breve del carpo. Ricordiamo che il gomito è un'articolazione intermedia dell'arto superiore, che permette l'adattamento in lunghezza del braccio in rapporto al corpo, grazie ai movimenti di flesso-estensione (articolazione radio-ulnare) e prono-supinazione per l'rientamento della mano (articolazione omero-radiale) innervazione C6-C7.
Molti studi hanno dimostrato che il 60% delle tendinopatie possono essere accompagnate anche da neuropatie, in questo caso associato ad una compressione del nervo interosseo posteriore  nell'Arcata di Froshe, causando deficit motori.
Oggi grazie a precisi studi accompagnati da tecniche evolutive nella rieducazione funzionale, si considera il gomito, un'unico segmento dal rachide cervicale inferiore, spalla, gomito fino alla mano.
Proposta Pratica per un lavoro funzionale-preventivo sul gomito:

Prof.Ciro Abbruzzese


domenica 23 novembre 2014

Alterazione funzionali del ginocchio " sindrome femoro-rotulea"

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La sindrome femoro rotulea è causata da un'insieme di alterazioni morfo funzionali che determinano l'insorgenza di una gonalgia anteriore. Ricordo che tutte le alterazioni assiali o rotazionali dell'arto inferiore, oppure del piede incidono negativamente sulla biomeccanica articolazione.

Morfologicamente la rotula è un osso sesamoide triangolare posizionato internamente al tendine del quadricipite. La sua meccanica articolare con l'osso trocleare del femore, costituisce il fulcro di tutto il meccanismo estensorio, trovandosi a contatto cosi con il condilo femorale facendo attrito, a partire dai 15°-20° di flessione sino al completo movimento. In questa patologia troveremo la rotula spostata esternamente rispetto alla sua fisiologia.
Tutti i fattori di controllo dello scorrimento rotuleo avvengono tramte gli stabilizzatori meccanici della rotula (vasto mediale e vasto mediale obliquo) inoltre il tendine bandelletta ileo tibiale ed il bicipite femorale, stabilizzatori dinamici controllano la rotazione tibiale.



I fattori scatenanti:
  • traumi
  •  lassità legamentosa
  •  infiammazione cartilagina articolare
  •  intrarotazione dell'arto inferiore
  •  rotazione esterna della tibia
  •  pronazione del piede
  • valgismo
Proposte Pratiche:
  • allungamento degli ischio cruali
  • gastrocnemio e soleo
  • allungamento del tensore della fascia lata
  • rinforzo dei muscoli profondi tripode e dipode
  • rinforzo del vasto mediale e vasto mediale obliquo
Prof. Ciro Abbruzzese


mercoledì 12 novembre 2014

Base neurofisiologica dei movimenti esplosivi - balistici

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Lo sviluppo sinergico dei movimenti esplosivi - balistici è costituito da un rapido susseguirsi di una contrazione eccentrica, e concentrica, dove la prima fase è un movimento esplosivo di allungamento muscolare (eccentrica), seguita da un fase di rapido accorciamento (concentrica).

Per poter compiere un gesto ripetuto più volte, il corpo restituisce sotto forma di lavoro meccanico l'energia elastica (componenti contrattili tendini, miosina - actina) potenziale accumulata nel corso della fase eccentrica.
Per capire quali sono gli elementi neuro-fisiologici che caratterizzano il gesto esplosivo, bisogna ricordare che, tutto questo è una specializzazione dei meccanorecettori fusi neuromuscolari e gli organi neurotendinei dei Golgi.
I fusi sono recettori meccanici provvisti di capsula, della lunghezza di 4-10 mm. Ogni fuso è composto da piccole fibre muscolari specializzate, intrafusali disposte in parallelo con le fibre dei muscoli extrafusali che vengono stirate quando questi si allungano. Le fibre intrafusali sono provviste di duplice innervazione: afferente sensitiva e motoria. I recettori neuro tendinei di Golgi si situano nel periosto articolare perpendicolare all'inserzione delle fibre tendinee. L'organo dei Golgi può raccogliere la somma delle sollecitazioni che vi possono esercitare.


Da non dimenticare l'area di comando che determina :
  • la funzione del muscolo
  • il tipo di fibre presenti nel muscolo
  • il suo Metabolismo
  • la sua velocità d'azione
  • la sua resistenza alla fatica
Gli esercizi di movimenti esplosivi - balistici devono essere proposti in progressone d'intensità, ricordo che bisogna già aver aquisito un buon livello di controllo cinestetico.

I principali esercizi:
  • balzi  in spinta
  • balzi sul posto verso l'alto
  • balzi in trazione
  • balzi multipli
  • corsa balzata
  • Squat jump
  • Affondo laterale con jump
  • combinazione motoria di più gesti







Prof. Ciro Abbruzzese

mercoledì 5 novembre 2014

stabilizzazione adeguata per i movimenti della spalla...

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L'attività fisica in genere, dove le ripetizioni di gesti sportivi, sovraccarichi , movimenti specifici, tecniche ad alta intensità svolte per lungo tempo, determina un'azione meccanico-traumantica su tutta la struttura della spalla, ciò può essere facilitato già da difetti di assialità articolare o postumi di un trauma acuto.

Gli infortuni da sovraccarichi funzionali su questa struttura, avvengono per una mancanza di un lavoro propriocettivo per la cuffia de rotatori, in primis è la struttura anatomica della cavità glenoidea della scapola è poco profonda e non ostacola i movimenti dell'omero, questo favorisce una buona flessibilità ma una cattiva stabilità.
La coaptazione "stabilità" di questa articolazione è data dai legamenti gleno-omerali, e dai quattro muscoli della cuffia dei rotatori ( sovraspinato, sottoscapolare, infraspinato, piccolo rotondo), ricordo inoltre che la spalla è rappresentata dal complesso scapolo-omerale dove coinvolge sinergicamante il sovraspinato ed il tendine del capo lungo del bicipite.
La maggior parte dei movimenti della spalla sono inconsci, i muscoli hanno un comando sottocorticale permettendo la stabilizzazzione più adeguata al movimento programmato.
Proposta:

domenica 2 novembre 2014

Cintura addominale il vero fulcro di forza funzionale....

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Secondo il nostro approccio funzionale dobbiamo ricordare che i muscoli non realizzano solo una semplice funzione motoria, ma anche di stabilizzazione e protezione delle articolazioni, che possiamo chiamare stabilità attiva muscolare delle articolazioni, per distinguerla da quella passiva realizzata dalle capsule e dai legamenti.
L'apparato locomotore è un sistema di leve e di cui fulcri, cioè i punti d'appoggio sono le articolazioni, quindi per stabilizzare questi fulcri, su cui si scaricano continuamante potenze e resistenze l'aiuto della stabilizzazione muscolare oltre che di quella capsulo-legamentosa. 
A livello della regione addominale il tratto lombare della colonna è stabilizzato da un sistema di muscoli profondi e superficiali che circondano la cintura addominale.
Pertanto non solo i retti addominali  ma anche gli obliqui interni e esterni, trasverso dell’addome, il multifido lombare, paravertebrali, quadrati dei lombi e psoas.
Il tratto lombare della colonna è il più mobile assieme a quello cervicale: dove c'è mobilità è necessaria anche una stabilizzazione muscolare che regoli le forze che si scaricano sulle articolazioni, modulando il movimento e preservando la parte scheletrica dai micro e macrotraumatismi provoca da improvvise e intense accelerazioni o decelerazioni.
È fondamentale il nostro intervento su tutti i muscoli della cintura; profondi e superficiali, considerando :
  • funzione del muscolo
  • Il tipo di fibre
  • Il metabolismo
  • La velocità d'azione
  • La sua resistenza alla fatica
  • L’area cerebellare
Proposta :
un allenamento funzionale della cintura addominale, prevede che siano trattate prima le eventuali zone di minore resistenza, poi potenziati i muscoli in modo simmetrico e coordinato. Questo è uno degli aspetti fondamentali della preparazione fisica di base senza la quale mancano i presupposti per una ragionevole preparazione specifica.
Prof. Ciro Abbruzzese